Scritto da Maddalena Sofia
 
Tra i biocombustibili legnosi, il cippato di legno è uno dei prodotti ancora poco conosciuti e poco utilizzati rispetto alle enormi potenzialità che possiede. Si tratta di una biomassa a basso costo, di semplice produzione e facilmente reperibile, che però ha faticato a trovare un'identità definita sul mercato energetico. E ancora oggi non è del tutto sdoganato il concetto secondo il quale il cippato di legno può rappresentare una valida alternativa ai combustibili fossili e un prezioso alleato del più diffuso pellet per il riscaldamento domestico e, in generale, per la produzione di energia da biocombustibili.
Probabilmente, la causa di ciò è da ricercarsi nel fatto che fino a qualche anno fa non esisteva uno standard qualitativo che potesse dare un orientamento al consumatore sui reali utilizzi del cippato e quindi questo prodotto è stato relegato più che altro agli impieghi casalinghi o al fai-da-te, praticamente a un mercato di "serie B". 
Inoltre, come accade anche per la legna da ardere, la vendita del cippato avviene spesso al di fuori dei canali tradizionali: se alcuni biocombustibili legnosi sono da molto tempo impiegati negli usi comuni, non è detto che il loro mercato sia trasparente e che il loro utilizzo avvenga nel modo più corretto. Spesso è anche difficile per l'utilizzatore riconoscerne la qualità e dargli il giusto valore!
Essendo un prodotto particolarmente legato alle filiere locali e fortemente territorializzato, può accadere che per l'acquisto di cippato di legno ci si rivolga ai piccoli produttori vicini a casa propria o al conoscente che possiede una cippatrice domestica per procurarsi occasionalmente del materiale. Eppure, il cippato può rappresentare una risorsa importante perché può avere svariati utilizzi:
  • domestico, nelle stufe policombustibile o nelle caldaie a biomassa;
  • industriale, nelle caldaie a biomassa di grandi dimensioni per il riscaldamento di grandi edifici oppure come combustibile per impianti e centrali a biomassa;
  • produttivo, da utilizzare come semilavorato per produrre il pellet.
Negli ultimi anni, a livello europeo è stato fatto un lavoro meticoloso per dotare anche il cippato di una certificazione riconoscibile dai consumatori e che possa garantire standard qualitativi adatti ad ogni utilizzo.
In Italia, AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) e ENAMA (Ente Nazionale Meccanizzazione Agraria) lavorano insieme per certificare produttori e distributori di legna da ardere, cippato e bricchetti che ne fanno richiesta; per queste tre tipologie di prodotto, la certificazione di riferimento è Biomassplus
Come abbiamo già genericamente visto nel nostro precedente articolo "Certificazione e tracciabilità della legna da ardere", AIEL è il soggetto proprietario del marchio BIOMASSPLUS, mentre ENAMA è l'organismo di certificazione accreditato e indipendente che regolarmente controlla e certifica le aziende.
Di seguito, entreremo nello specifico delle classi di qualità del cippato e delle varie pezzature, per rendere più chiaro ai consumatori quale sia la qualità e il formato più adatto alle loro esigenze.
 
Classi di qualità del cippato di legno
La certificazione Biomassplus suddivide il cippato di legno in quattro classi di qualità: A1+, A1, A2 e B. Come avviene anche per il pellet e gli altri biocombustibili, le caratteristiche fisiche principali prese in considerazione per determinare la qualità del prodotto sono le seguenti:
  • origine e provenienza, ovvero la tipologia di legno utilizzato per produrre il cippato. Per le classi A1+, A1 e A2 l'indicazione è quella di utilizzare alberi interi senza radici, tronchi, residui delle utilizzazioni forestali e residui di legno non trattato chimicamente. Per la classe B, meno pregiata rispetto alle precedenti, l'indicazione è quella di utilizzare legno di foresta o di piantagione e altri residui di legno non trattato chimicamente;
  • contenuto idrico, la cui percentuale deve essere calcolata sul peso tal quale. Questo valore deve essere <10 per la classe A1+, <25 per la classe A1, <35 per la classe A2. Per la classe B non c'è un'indicazione precisa, ma il produttore deve specificare in etichetta il valore massimo di contenuto idrico che il prodotto potrà presentare;
  • ceneri, la cui percentuale deve essere calcolata sul peso secco. Questo valore deve essere <1 per le classi A1+ e A1, <1,5 per la classe A2 e <3 per la classe B;
  • potere calorifico, che deve essere necessariamente >4,5 kWh/kg per la classe A1+. Per le altri classi, AIEL non fornisce un'indicazione precisa, ma il produttore è tenuto a specificarne il valore in etichetta.

​Caratteristiche qualitative del cippato distinte per classi di qualità - Norma ISO 17225-4

Classe di qualità Unità di misura A1+ A1 A2 B1

Origine e provenienza ISO 17225-1

 
Alberi interi senza radici, tronchi, residui delle utilizzazioni forestali, residui di legno non trattato chimicamente

Legno di foresta, di piantagione, e altro legno vergine; residui di legno non trattato chimicamente

Pezzatura (P)   Vedi tabella successiva
Contenuto idrico (M) % sul peso tal quale <10 <25 <35 Deve essere dichiarato il valore massimo
Ceneri (A) % sul peso secco <1,0 <1,0 <1,5 <3,0
Potere calorifico netto (Q) kWh/kg 4,5 Specificare
Densità apparente (BD) kg/m³ tal quale >150 >150 >150 Specificare
Elementi chimici   Non prevista Non prevista Non prevista

Analisi chimica secondo norma ISO 17225-4

* Fonte AIEL
 
Le classi di qualità su descritte prevedono anche la classificazione delle varie tipologie di cippato in base alla loro pezzatura. Riportiamo di seguito una tabella (fonte AIEL) con i valori dettagliati:
 
Classificazione della pezzatura delle diverse tipologie di cippato
 
Classe Minimo 60% in peso della frazione principale (MM) % in peso della frazione fine (<3,15 mm) % in peso della frazione grossolana (mm) Lunghezza di tutte le particelle (MM) Sezione massima delle particelle sovra-misura (cm²)
A1+ cippatino 3,15 ≤ P ≤ 16 ≤ 1% ≤ 5% > 16 ≤ 31,5 -
P16S 3,15 ≤ P ≤ 16 ≤ 15% ≤ 6% > 31,5 ≤ 45 < 2
P16S (A1+) 3,15 ≤ P ≤ 16 ≤ 6% ≤ 3% > 31,5 ≤ 45 < 2
P31,5S 3,15 ≤ P ≤ 31,5 ≤ 10% ≤ 6% > 45 ≤ 150 < 4
P31,5S (A1+) 3,15 ≤ P ≤ 31,5 ≤ 5% ≤ 3% > 45 ≤ 63 < 4
P45S 3,15 ≤ P ≤ 45 ≤ 10% ≤ 10% > 63 ≤ 200 < 6
P45S (A1+) 3,15 ≤ P ≤ 45 ≤ 5% ≤ 5% >63 ≤ 63 < 6
* Fonte AIEL
 
Come si evince dalla tabella, a determinare la pezzatura delle diverse tipologie di cippato sono le seguenti componenti:
  • frazione principale, che deve corrispondere al 60% minimo del peso totale della materia prima;
  • frazione fine,  che deve corrispondere a un valore compreso tra 1% e il 10% del peso totale della materia prima;
  • frazione grossolana,  che deve corrispondere a un valore compreso tra 1% e il 10% del peso totale della materia prima.
Per ogni pezzatura è poi specificata la lunghezza che devono avere tutte le particelle (in millimetri) e quale deve essere la sezione massima delle particelle sovra-misura.
Questi dati sono utili a capire se il cippato che ci si appresta ad acquistare è più adatto alle stufe o alle caldaie domestiche (in questo caso, si dovrà optare per un prodotto con particelle più piccole) oppure se è più adatto all'approvvigionamento di centrali o impianti a biomassa (in questo caso, si può scegliere anche un formato più grossolano).
Si tratta, insomma, di un mercato interessante e potenzialmente vantaggioso sia per i piccoli che per i grandi approvvigionamenti, soprattutto per quel che riguarda il fattore risparmio. L'impegno di associazioni come AIEL porterà sicuramente a stabilizzare e far decollare un prodotto dalle enormi potenzialità, che peraltro in Italia è ampiamente disponibile vista l'ampia superficie boschiva presente sul territorio nazionale. 
 

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Pubblicato da Maddalena Sofia