Del cippato di legno abbiamo già parlato in altri articoli (per approfondire, vi consigliamo di leggere anche "Classi di qualità e pezzature del cippato di legno: quali sono gli standard?"), ma il tema è sempre più attuale per la veloce diffusione che questo biocombustibile sta avendo in Italia.
Cippato è l’italianizzazione della parola inglese “chip” e che significa "scaglia", che può avere varie dimensioni ma sempre nella misura di pochi centimetri.
I motivi del successo del cippato di legno sono diversi:
  • l’uso che ne fanno le aziende agricole e boschive per alimentare i propri impianti a biomassa in modo decisamente economico, risolvendo anche un problema di smaltimento di residui delle lavorazione boschive o comunque di materiale che, negli anni passati, veniva bruciato;
  • l’utilizzo del cippato di legno in tante caldaie policombustibile, uso che si sta velocemente diffondendo per l’economicità di questo combustibile rispetto alle alternative pellet e nocciolino di sansa;
  • gli investimenti, giustificati dal conto energia, in piccole e grandi centrali per la produzione di energia elettrica e termica, alimentate a cippato di legno.
Questo mercato, in grande crescita, ha a sua volta alimentato quello dei biotrituratori e delle cippatrici, con un ventaglio di proposte che vanno dalla piccola macchina hobbistica a potentissime cippatrici industriali che costano centinaia di migliaia di euro.
 
Anzitutto che differenza c’è tra trituratore o biotrituratore e cippatrice?
Le cippatrici tagliano il legno, mentre, i trituratori, lo frantumano, attraverso azioni di schiacciamento o sfibratura.
Utilizzando la cippatrice è richiesta meno energia, mentre molto più energivoro è l’uso del trituratore.
Le cippatrici sono più leggere, ma richiedono molta manutenzione per l'usura continua degli organi destinati al taglio, mentre i trituratori sono macchinari più pesanti, che richiedono minore manutenzione e che possono lavorare anche materiale sporco o contaminato da terreno e metalli.
Il cippato di legno, in formati utili per caldaie e che risponde a delle specifiche di format e di qualità ben definito, è quello prodotto dalle cippatrici e nell’articolo parleremo di questi macchinari.
 
Ma qual è il vantaggio di utilizzare il cippato di legno invece che la legna tal quale o il pellet?
Sminuzzare la legna in cippato consente anzitutto di stoccarlo e poterlo caricare in automatico negli impianti per la produzione di energia.
Vero è che, rispetto al pellet, il cippato di legno ha in genere una maggiore umidità e una minore densità, richiedendo quindi maggiore spazio di stoccaggio, ma è anche vero che il costo rispetto al pellet è significativamente più contenuto.
Molte imprese boschive sono attrezzate per fornire cippato di legno di diverso formato e tante sono quelle che hanno aderito alla certificazione BiomassPlus, che garantisce alcuni parametri fisici e qualitativi del prodotto, ma sono tantissimi anche i privati che comprano piccole cippatrici per utilizzare in modo intelligente ramaglie ricavandone cippato che utilizzano non solo come combustibile, ma anche per la pacciamatura o per tracciare dei sentieri: tutto materiale che diversamente sarebbe finito bruciato o in discarica.
 
Ma se pensiamo di comprare una cippatrice, in base a quali valutazioni dobbiamo prendere la nostra decisione?
Pochi fattori ma da valutare con attenzione:
  • di quanto materiale legnoso disponiamo effettivamente? Se non ne abbiamo tanto meglio comprare una piccola cippatrice o addirittura fittarla;
  • tipo di legno: se sono soprattutto ramaglie quelle che dobbiamo cippare, possiamo comprare una macchina con potenza limitata, ma si tratta di legna di grande pezzatura e di tronchi, allora servirà un investimento decisamente più importante;
  • le dimensioni e la qualità del cippato di legno che ci serve: se pensiamo di alimentare una caldaia che richiede un cippato molto regolare e calibrato, dobbiamo mettere a conto che serve una macchina piuttosto costosa;
  • dove intendiamo cippare: se la macchina deve essere spostata spesso o meno influisce sulla tipologia e conseguentemente sull’investimento;
  • se già possedete macchinari ai quali collegare la cippatrice: potreste pensare di collegare la cippatrice al vostro trattore, risparmiando molto rispetto a dover acquistare una cippatrice con un proprio motore.
Il mercato distingue tre fasce di cippatrici:
  • piccole: con potenze tra i 25 e i 50 kw che lavorano tronchi fino a 20 cm di diametro e con una capacità produttiva di 20 tons al giorno;
  • medie: con potenze comprese tra i 50 e i 110 kw che lavorano tronchi fino a 30 cm e con una capacità produttiva giornaliera di 50 tons al giorno;
  • grandi: con potenza superiore ai 110 kw che lavorano tronchi sopra i 30 cm e con una capacità produttiva giornaliera superiore alle 50 tons al giorno.
Per quanto riguarda le macchine hobbistiche, queste hanno motorizzazione elettrica con potenza tra i 2000 Watt e i 3000 Watt e capacità di lavorare rami tra in 20 mm di diametro e i 40 mm, per una produzione che varia tra 1 e 2 metri cubi/ora.
Sempre tra le macchine piccolissime e hobbistiche, rientrano quelle dotate di piccoli motori a benzina o diesel con potenze fino a 10 kw e che sminuzzano rami fino a 80 mm di diametro, con 6 metri cubi/ora di capacità produttiva.
 
Quale tecnologia di taglio utilizzano le cippatrici?
Le cippatrici si possono dividere in tre famiglie:
  • cippatrici a tamburo: è la tecnologia riservata alle macchine più potenti. Il cippato viene prodotto da un tamburo dotato di coltelli o martelli. Le dimensioni del tamburo variano da 50 cm a 150 cm;
  • cippatrici a disco: queste cippatrici sono dotate di un disco in acciaio su cui insistono dei coltelli montati in posizione radiale; il disco ha dimensioni superiori agli 80 cm e queste macchine sono in grado di lavorare tronchi di dimensione max pari al 25% rispetto alla dimensione del disco:
  • cippatrici a coclea: ha la caratteristica di produrre scaglie piuttosto omogenee attraverso il passaggio del legno spinto nella vite che è dotata di lati taglienti.

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Scritto da Maddalena Sofia