Anche quest’inverno attenzione sulle poveri sottili PM10.

Imputati: autotrazione (combustibile diesel ma anche polvere dei freni e delle gomme) e soprattutto combustione del legno da riscaldamento.

Anche se la massima responsabilità è, a dire il vero, riconosciuta a vecchi camini aperti e ciocchi, finiscono sul banco degli imputati pellet, cippato, briccheti, stufe, termocamini: insomma si fa di tutta …..la legna un fascio!

La guerra al pellet è stata lanciata anche da Assogasliquidi, cioè l’industria del GPL che forse assiste con preoccupazione alla crescita del pellet che ha aiutato le economie delle famiglie non ricchissime.

Ma questa è l’Italia degli ordini e contrordini: prima stop agli idrocarburi e alla dipendenza dalle importazioni (la famosa, pesante, bolletta energetica….) e via a tutta velocità alla produzione di energia da fonti rinnovabili e all’utilizzo delle biomasse, in particolare quelle di origine legnosa con distribuzione di incentivi all’acquisto di stufe e caldaie il tutto giustificato con numeri inconfutabili.

L’Italia spende ogni anno 60 mld di euro per comprare dall’estero energia da fonti fossili e circa 80 mtep di energia termica viene prodotta con gas naturale che viene acquistato per il 70% da Russia, Algeria e Libia.

In pochi anni il boom del pellet e in generale delle biomasse e dei prodotti collegati al loro utilizzo, ha certamente contribuito anche al contenimento del prezzo del GPL (evviva la concorrenza!).

Italia 1° consumatore di pellet in Europa con 42.000 addetti contro i 20.000 del settore della produzione e distribuzione del combustibile fossile.

L’Italia ha un potenziale di risorse forestali per legna ad uso combustibile enorme, con una superficie boschiva più che raddoppiata negli ultimi 50 anni e dalla quale preleviamo, anche per colpa di una normativa vecchia e inadeguata, meno del 25% dell’incremento legnoso annuo contro il 70/80% dell’Austria. Abbiamo spazi enormi di miglioramento e la opportunità di realizzare una filiera moderna che ad oggi, manca.

Un solo dato sulle ricadute occupazionali: per ogni milione di euro di pellet prodotto si attivano 8,3 unità lavorative mentre a parità di milione di euro nel settore del petrolio se ne occupano solo 0,5 (fonte ISTAT).

Insomma, sul problema delle PM10, vanno bene i controlli, benissimo il ricambio di impianti inadeguati, perfetto il controllo del pellet e barra dritta sulla certificazione ( a proposito perché non abbassare l’IVA per prodotti certificati e ECO?), ma non ammazziamo, dopo tanti investimenti e impegno degli imprenditori un settore che cresce a doppia cifra l’anno!

Anche perchè sono sicuro dopo questo stop mediatico arriverà certamente un rilancio delle biomasse energetiche….ma intanto i danni saranno già avvenuti.

 

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Scritto da Admin Admin