Le caldaie a pellet o a policombustibile sono sempre più richieste sul mercato a discapito delle caldaie che funzionano con combustibili fossili. Preponderante è il loro utilizzo per il riscaldamento domestico e per la produzione dell’acqua calda termosanitaria, in crescita anche negli altri settori, come per esempio nel florovivaismo. Un impianto a biocombustibile è strategico per il risparmio e virtuoso per l’ambiente, ma quale scegliere? Una caldaia a pellet oppure una caldaia a policombustibile? In questo articolo tenteremo di delinearne le differenze per un acquisto consapevole, in entrambi i casi vantaggioso per la vostra casa e per la natura.

Per fare un po’ di chiarezza descriviamo cosa distingue le due tipologie di caldaie. La caldaia a pellet è progettata per essere alimentata solo da questo specifico biocombustibile, molto più economico rispetto ai combustibili fossili. Il pellet è formato da piccoli cilindretti ricavati dalla pressatura degli scarti del legno essiccati e dalla segat

ura; uno dei suoi vantaggi è quello di essere una delle fonti con il più alto potere calorifero (grazie al processo di pressatura al quale è sottoposto). Lacaldaia a policombustibileinvece, oltre a bruciare il pellet, può essere alimentata anche da altre biomasse, proprio per questa ragione è riconosciuta come “onnivora”. Questo impianto può essere alimentato dal cippato, dal nocciolino di sana,dalla sansa stessa o dal tutolo di mais, lo scarto derivato dalla sua raccolta. Quest’ultimo è dotato di un alto potenziale energetico grazie a un basso tasso di umidità. Oltre a questi biocombustibili molto richiesti, in una caldaia “onnivora” vengono utilizzati per la combustione anche i gusci triti di mandorle, di nocciole e di pistacchi, i noccioli di prugne e di albicocche e i semi di uva o di girasole.

Ogni biocombustibile ha una determinata resa termica differente, ciò dipende dalla percentuale di umidità residua e al genere di materia prima utilizzata. Questo aspetto implica una diversa quantità di materiale per l’alimentazione della caldaia. Il pelletha un’elevata resa e, nonostante sia più costoso rispetto ad altre biomasse, permette di utilizzarne una quantità minore rispetto ad altre più economiche.Questa considerazione basterebbe se i prezzi sul mercato f

ossero costanti e non soggetti a variazioni. Il vantaggio principale della caldaia a policombustibile rispetto ad una a pellet è proprio quello di poter scegliere più biocombustibili rapportati ai costi sul mercato. Il combustibile più adatto alle proprie necessità al prezzo più conveniente,una sorta di “gioco al ribasso” per risparmiare sul costo dell'energia. L’installazione di una caldaia a policombustibile è un investimento che comporta un ritorno economico nel tempo.

Per avere un ordine di misura, indichiamo dei parametri standard relativi ai prezzi dei vari biocombustibili con riferimento al loro potere calorifero. Partiamo dal pellet, questa biomassa presenta un potere calorifero di 4.500 Kcal/Kg ed è prezzata230 Euro a tonnellata; il cippato 3.000 Kcal/Kg per 85 Euro a tonnellata; la sansa di oliva 4.500 Kcal/Kg per 100 Euro a tonnellata; i gusci di mandorle 4.200 Kcal/Kg per 170 Euro a tonnellata; la legna da ardere 3.500 Kcal/Kg per 120 Euro a tonnellata; il mais presenta un alto potere calorifero, 6.000 Kcal/Kg ed è prezzato a 210 Euro a tonnellata.

La scelta tra caldaia a pellet e caldaia a policombustibile può dipendere anche dal contesto dove sarà installato l’impianto, se in area urbana o in zone verdi dove è possibile reperire con facilità del biocombustibile a costo zero o a basso costo. Chi abita in campagna per esempio, avrà più probabilità di procurarsi più fonti energetiche a poco prezzo se non nullo, questo comporta un notevole vantaggio e indirizza facilmente la scelta verso una caldaia “onnivora”.

Oltre ad un ordine di misura dei prezzi dei biocombustibili in commercio, quali sono i costi di una caldaia a policombustibile? Questi possonovariare a seconda di alcune caratteristiche, principalmente dal numero di biomasse che può bruciare, alla dimensione e alla resa termica, quindi alla potenza in kilowatt e infine agli eventuali optional.Una caldaia “onnivora” tende a costare di più a causa dei filtri necessari per l’abbattimento dei fumi.Per una caldaia ad uso domestico il costo può variare dai 4.000 a 8.000 Euro a seconda del modello prescelto, mentre per una caldaia a pellet il costo può variare dai 2.000 per quelle di piccole dimensioni ai 6.000 Euro per quelle superiori ai 50 Kw. Un ulteriore vantaggio da non sottovalutare per la scelta di una caldaia a policombustibile è quello di essere una struttura facilmente integrabile ad una preesistente. Questa possibilità permette di incrementare l’efficienza dell’impianto precedente ed ottimizzare i costi.

 

Scritto da: Elena Bittante

 

 

 

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Pubblicato da Gianclaudio Iannace