Il consumo italiano di pellet è aumentato anche nel corso del 2017, attestandosi a 3.450.000 tonnellate totali. Un clima mediamente più freddo e la ripresa delle nuove installazioni hanno contribuito ad un aumento dei consumi. L’Italia si conferma nuovamente importatore netto per oltre l’85% del consumo, la produzione locale di pellet di legno è in pochi casi economicamente sostenibile e non riesce a coprire il fabbisogno nazionale. Questa condizione di aumento consumi e conseguente importazione, che si prevede continui a persistere nei prossimi anni, si ripercuoterà sul prezzo finale del pellet di legno per i consumatori finali.

Un possibile contributo ad arginare l’aumento dei prezzi del pellet di legno può essere offerto dall’utilizzo di pellet agricolo (o agripellet) prodotto a filiera locale da coltivazioni erbacee non alimentari dedicate (es. miscanto) o da scarti di lavorazione agricola diversi dal legno (es. nocciolino di sansa, gusci di seme di girasole). Data la filiera locale che riduce notevolmente i costi logistici e di approvvigionamento della materia prima, l’agripellet (specialmente se da coltivazioni non alimentari dedicate) risulta essere una soluzione più economica e stabile rispetto al tradizionale pellet di legno.

Le caratteristiche tecniche dell’agripellet, che variano parecchio a seconda della matrice agricola utilizzata, comportano una maggiore produzione di ceneri (max. 6.0% s.s. secondo normativa ISO 17225-6) dalle proprietà basso fondenti che, essendo più compatte, necessitano di una combustione su apparecchi ottimizzati, le cosiddette stufe e caldaie autopulenti policombustibile. I sistemi autopulenti permettono una pulizia automatica del braciere con vari meccanismi sia di tipo meccanico (es. griglie mobili o rotanti, pettini) che a soffiaggio. In questo modo le ceneri prodotte vengono rimosse in automatico e trasferite in un cassetto di raccolta tradizionale che va svuotato ogni 1-2 settimane a seconda dell’agripellet utilizzato. Per evitare di svuotare con frequenza il cassetto di raccolta nelle caldaie, alcuni produttori offrono la possibilità di personalizzare l’installazione con l’aggiunta di un sistema estrazione e compattazione ceneri in un serbatoio esterno. È importante ricordare che una maggiore quantità di ceneri nell’agripellet (dove non vi è aggiunta di additivi chimici) non è indice di bassa qualità o maggiori emissioni, bensì è una caratteristica intrinseca del prodotto.

 

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Utilizzando un’apparecchiatura autopulente è possibile quindi differenziare la fornitura di pellet di legno anche utilizzando un biocombustibile alternativo e più economico, senza avere alcuna ripercussione sul corretto funzionamento della stufa o caldaia.

Seppur ancora una tecnologia non largamente diffusa, numerosi sono i produttori che hanno nel loro listino apparecchi autopulenti, di seguito ne elenchiamo alcuni: CSTermos, Hertz, Kalor, Palazzetti, Laminox, Red Heating, Karmekone, Rossato, KWB, Mhauser. È consigliato, in ogni caso, chiedere conferma al rivenditore del produttore selezionato della compatibilità con l’eventuale agripellet o biocombustibile alternativo che si intende utilizzare in modo tale da configurare il dispositivo correttamente durante l’installazione.

In alcune regioni, purtroppo, è entrato recentemente in vigore una legge regionale che obbliga al solo utilizzo di pellet di legno certificato secondo normativa 17225-2 sugli apparecchi con potenza < 35 kwh. Data l’esistenza di una normativa, facente parte della stessa classe, anche per l’agripellet, si ritiene plausibile un futuro adattamento della regolamentazione, con notevoli benefici per il consumatore finale, che può avere una maggiore scelta di approvvigionamento.
 

Scritto da Lorenzo Avello

 

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Pubblicato da Lorenzo Avello