Scritto da Gianclaudio Iannace
 
Se l’utilizzo del legno come combustibile è vecchia come l’uomo, quella del pellet, che pure rappresenta un prodotto semplice e che in fondo è fatto di solo legno, è recentissima e, potremmo dire, appartiene alla generazione dei baby boomers!
La ricerca di combustibili sempre più economici, trasportabili, con forte potere calorifico ha caratterizzato l’evoluzione tecnologica e anche sociale dell’uomo.
L’uso del carbone ha trascinato i nostri antenati fuori da una cultura prettamente agricola e artigiana, per calarli in una nuova realtà industriale, fatta di potente energia a basso costo, ma anche di città fumose e di polveri sottili, che non lasciavano neanche passare i raggi del sole.
I romanzi della Londra industriale del diciannovesimo secolo hanno il colore nero del carbone e il cielo plumbeo dei residui di combustione, ma hanno anche disegnato una società in grande fermento e un esplodere di iniziative, scoperte, nuove fortune e nuovi lavori, legati all’estrazione e alla commercializzazione del carbon fossile.
E così per il petrolio e per il gas: nuovi combustibili, nuove opportunità e esplosione dei consumi.
In questo veloce processo di cambiamento, il legno non ha mai però perso il suo ruolo: quello di un combustibile usato nelle famiglie, per riscaldare gli ambienti, cucinare e produrre acqua calda.
Ma parliamo del pellet di legno, che come abbiamo detto ha una storia di pochi decenni e questo è incredibile considerando che in fondo si tratta di un prodotto che richiede per il 98% almeno solo segatura e una tecnologia non certo aerospaziale!
Quella del pellet di legno è una storia mai scritta, l’argomento non è epico o romantico, ma proviamo a fare un po' di chiarezza.
 
Anzitutto il nome: PELLET.
Perché si chiama così?
La parola “pellet” caratterizza una forma più che un prodotto.
Il cilindro di legno che conosciamo tutti e del diametro tra i 6 e gli 8 millimetri è definito pellet, ma non nasce come combustibile.
Sembra che negli ’50 in USA un brillante venditore di mangimi per animali, riflettendo su come rendere più semplice il lavoro dei suoi clienti, che ogni giorno miscelavano mais, fieno, orzo e altri cereali, abbia pressato tutto e, appunto, pellettizzato la miscela, ottenendo un cilindretto che faceva risparmiare tempo agli allevatori e consentiva anche di modulare, in modo più bilanciato, la dieta degli animali.
Questo pellet aveva poi un vantaggio che è quello che apprezziamo ancora oggi nel pellet di legno: la maggiore densità rispetto alla materia prima di origine e conseguentemente maggiore facilità di trasporto e minore spazio di stoccaggio.
Come si sa, è sempre il bisogno che aguzza l’ingegno e sarà un evento traumatico a far nascere, vent’anni dopo, il pellet di legno: la crisi energetica degli anni ’70.
Per chi non ha vissuto in quel tempo, e oggi vive in un mondo dove abbiamo energia oltre le nostre capacità di consumo, non si può immaginare che cosa abbia significato la crisi energetica degli anni ’70.
C’era il catastrofismo degli scienziati che tracciavano curve di disponibilità del petrolio a picco, e scenari di ritorno ad una età pre-industriale, i fine settimana a piedi e la benzina che costava più del Barolo.
Proprio in quell’inizio di anni ’70 (sembra il 1973) un giovane ingegnere americano, mutuando l’idea del venditore di mangimi di vent’anni prima, pressò scarti di legno e…il pellet di legno fu!
Una cosa semplicissima ma inventata neanche 50 anni fa…..
Questo pellet fu subito utilizzato per produrre energia ad uso prettamente industriale e pertanto il problema della qualità del prodotto non si poneva in modo pressante.
Negli anni ’80, pur senza un grandissimo boom, si realizzarono una trentina di fabbriche che tra USA e Canadà iniziarono a produrre il pellet di legno.
Naturalmente, nel frattempo la crisi petrolifera era alle spalle e si continuava allegramente a consumare energia, pur tra qualche picco di prezzo, dovuto più a crisi geopolitiche che a problemi di disponibilità del prodotto, questione, quella della fine dell’era del petrolio, completamente superata dall’invenzione, poco più di un decennio fa, della estrazione con il sistema dello shale gas e shale oil, ma questa è un’altra storia che ha riportato gli USA di nuovo in cima tra i produttori e più lontana dai conflitti del Medio Oriente.
Torniamo al nostro pellet di legno.
 
Quando si comincia ad affermare definitivamente e diventa un biocombustibile che entra in milioni di case?
In tempi molto recenti.
Abbiamo detto che da principio il pellet di legno aveva una destinazione di uso industriale, solo negli anni ’90 il Canada inizia a produrre le prime stufe a pellet, aprendo un mercato sconfinato di opportunità.
Le prime stufe a pellet non furono un successone: non c’era una grande esperienza e la tecnologia era decisamente naif.
Non aiutava neanche il pellet, che era prodotto senza far troppo caso alla qualità: c’era dentro di tutto, segatura di mobili, corteccia e scarti di legno, insomma la combustione lasciava un po' a desiderare!
Ecco che l’onda lunga dell’interesse verso il pellet di legno arriva anche in Europa ed in particolare in Austria che già usava la corteccia di legno per alimentare impianti.
L’Austria aveva, ed ha, una grande tradizione dell’industria del legno e produceva una quantità impressionante di segatura che, fino a quel momento, veniva utilizzato tutt’al più come prodotto per la lettiera degli animali.
Poter dare a tutta quella segatura un fine più nobile (e più remunerativo!) era un Eldorado.
Con fantasia teutonica le prime sacchette di pellet di legno commercializzato riportavano la scritta “Holz pellet” che vuol semplicemente dire…pellet di legno!
Holz pellet è diventato nel nostro immaginario il brand di una qualità tedesca del pellet di legno.
Via via il pellet di legno ha conquistato sempre di più i consumatori e anche il protocollo di Kyoto e l'attenzione alle energie rinnovabili, è finito per diventare un argomento di diffusione di questo biocombustibile i cui consumi sono stimanti oggi in Europa in circa 20 milioni di tonnellate/anno con l’Italia primo consumatore per uso domestico con 3,3 milioni di tonnellate.
Sono sempre più apprezzate le sue qualità di densità energetica (circa il doppio rispetto al legno), basse emissioni, elevato potere calorifico e soprattutto basso costo che lo rendono molto competitivo (per approfondire sui costi, rimandiamo al nostro precedente articolo "Stagionalità del pellet, prezzi di mercato e costi della logistica").
Inoltre il pellet di legno ha un grande futuro davanti a sè non solo per gli incentivi all’acquisto di stufe e caldaie (solo a Salisburgo grazie a questi incentivi il 30% delle caldaie sono alimentate a pellet di legno) ma perché il sempre maggiore impiantato in termini di stufe, caldaie, termocamini, fa sì che di pellet di legno si continuerà a parlare e sempre di più anche nei prossimi decenni.

Ti è piaciuto questo articolo? 

Lascia un commento

Accedi o Registrati
Pubblicato da Maddalena Sofia