petrolio

Dobbiamo impegnarci tutti per sostanziare il concetto di economia circolare (per approfondire, leggi anche "Come passare dallo spreco energetico dell'economia lineare, alla gestione virtuosa dell'economia circolare con una App innovativa: www.biomassapp.it").
Da almeno 40 anni si discute per cercare una strada che consenta di alleggerire la nostra dipendenza dal consumo del petrolio. Petrolio per riscaldarci, petrolio per l’autotrazione, petrolio per tutta la plastica che utilizziamo. Ogni italiano consuma, per tutti gli utilizzi sopracitati, circa 1 barile (159 litri) di petrolio al giorno, ma se vogliamo ricondurre questo consumo alla produzione di energia elettrica, con un barile si producono 1650 kwh, il consumo medio di una famiglia è pari a 225 kwh/mese e pertanto un barile di petrolio è in  grado di procurare energia alla famiglia “tipo” per 7,5 mesi.
Quanti barili di petrolio si consumano in Italia? Con un costo del barile così basso, il consumo non tende ad abbassarsi, anzi. Il consumo “Italia” annuale è approssimativamente di circa 600.000.000 di barili annuo.
Il prezzo del petrolio è però estremamente variabile, ed è opportuno quindi che si guardi in prospettiva all’utilizzo di fonti alternative, possibilmente green. Tra queste c’è molto interesse per i residui provenienti dalla potatura e dall’espianto di colture arboree.

potature

Si calcola che il potenziale sia altissimo: in Europa sono state valorizzate 20 milioni di tonnellate/anno da residui agro-forestali, che equivalgono a 7 milioni di barili di petrolio.
L’utilizzo delle biomasse energetiche residuali ed in particolare delle potature da colture arboree, rappresenta una possibilità di riconversione in chiave ecologica di alcune tipologie di produzione energetica di grande portata, ma che per essere conseguita, ha necessità di essere organizzata in una filiera attraverso il coinvolgimento di diversi attori ovvero “una rete di soggetti interessati”.
Un'analisi razionale deve pertanto mettere in luce i vantaggi, ma anche le criticità contenute nella possibile filiera delle biomasse energetiche. Innanzitutto le premesse, ovvero stiamo davvero andando in direzione di una economia circolare, che porterà ad uso sempre più largo degli scarti (potature, ramaglie, residui delle lavorazioni agro-alimentari, etc) in chiave energetica?
In questi anni molto si è fatto, ma bisogna coniugare economicità di utilizzo e tecnologie perché questo processo possa compiersi in modo davvero significativo. Ma le vere svolte arrivano quando le risorse utilizzate fino a quel momento stanno per esaurirsi, o risultano troppo costose o meno efficienti rispetto a nuove opportunità; oggi, a differenza di quello che pensavamo fino a 10 anni fa, il petrolio costa poco (si era previsto un barile a 200$, mentre le nuove tecnologie come lo SHALE GAS hanno stabilizzato il prezzo a 50 $) e vengono scoperti ogni mese nuovi giacimenti di gas naturale; tutto questo non favorisce lo sviluppo dell’utilizzo di biomasse energetiche, come quelle di provenienti dalle potature o dalle ramaglie o dall'espianto di colture arboree. Vediamo quali possono essere le premesse di questa rivoluzione energetica.

ramaglie

Innanzitutto la consapevolezza che la nostra società e tutta l’economia, devono tendere non ad un consumo insensato delle risorse, o peggio, ad una “decrescente felice” ma ad un nuovo modello di sviluppo, fatto di recupero di quelli che oggi sono considerati scarti, ad una maggiore attenzione all’efficienza energetica, all’innovazione tecnologica in chiave sostenibile e alla salvaguardia ambientale. I gravi incendi che si sono verificati in Piemonte a fine ottobre 2017 sono stati certamente dolosi, certamente amplificati da un anno particolarmente poco piovoso o dai forti venti, ma per dichiarazioni dei forestali e dei pompieri, il motivo più grave è stato un sottobosco incolto, che ha alimentato le fiamme in modo incontrollabile. La raccolta e l’utilizzo di questo materiale, non solo avrebbe costruito una opportunità energetica, ma avrebbe probabilmente reso meno drammatiche le conseguenze di quegli incendi. Le opportunità non sono solo legate all’utilizzo delle biomasse energetiche di origine forestale, bisognerà studiare le diverse filiere produttive dell’agricoltura e dell’industria per selezionare le svariate opportunità di biomasse energetiche e canalizzarle nel corretto utilizzo energetico.

biomasse energetiche

Si deve pertanto favorire una maggiore integrazione tra attività nel settore agricolo e di quello industriale, perché per gli scarti potranno trovare utilizzo non solo come biomasse energetiche, ma anche nell’industria dei mangimi, dei fertilizzanti, della farmaceutica e della cosmesi.
Lo sviluppo della filiera agro-energetica può inoltre rappresentare un'opportunità di sviluppo del territorio in un rapporto di sinergia con le attività che abitualmente vengono esercitate.
Possono infatti diventare diversificazione produttiva e integrazione al reddito delle famiglie o delle imprese, portando valore alle attività tradizionali. Considerando la criticità legata al costo del trasporto e della logistica in generale, si tratta di opportunità strettamente territoriali: ogni area può definire le biomasse energetiche  prodotte su quel territorio e realizzare un piano energetico locale auto-sostenibile basato su un equilibrio legato alle effettive disponibilità di biomasse energetiche.

cippato

Questa dimensione locale sarà attenta all’ambiente e a non creare danni alle altre filiere agricole, boschive, dell’allevamento o della trasformazione agro-alimentare, sottraendo per esempio terreni coltivabili, ma potrà invece concorrere a realizzare una serie di obiettivi:
  • gestione sostenibile del patrimonio agro-forestale;
  • valorizzazione di sottoprodotti energetici;
  • incremento del reddito agricolo;
  • protezione delle aree dal dissesto idro geologico e dal rischio di incendi
  • nuovo sviluppo rurale;
  • aumento dell’occupazione;
  • sviluppo di nuove imprese.
Lo sviluppo di un nuovo modello di produzione di energia green legato alle biomasse energetiche residuali (potature, sfalci, ramaglie, etc) può diventare, in un Paese come l’Italia così diversificativo dal punto di vista della produzione agroforestali, una straordinaria opportunità e ci sono molti buoni motivi oltre quello economico perché questa opportunità vada conseguita:
  • minore consumo di fonti energetiche di origine fossile;
  • questi residui non competono con le altre produzioni agricole o forestali;
  • se autoconsumate dalle aziende agricole, concorrono a ridurre i costi di esercizio delle imprese;
  • sono un volano per un risorgimento del territorio rurale anche in termini di diversificazione produttiva e di nuovo reddito;
  • risolvono il problema delle bruciature in campo di residui agricoli e forestali.

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Scritto da Maddalena Sofia