Il pellet è una soluzione che consente notevoli risparmi e rappresenta una scelta di milioni di italiani che riscaldano con questo biocombustibile le loro abitazioni.

La ricerca di soluzioni di ancora maggiore vantaggio, ha portato molti produttori a proporre pellet che, invece del legno, sono composti da materiale ligno – cellulosico.

Questa tipologia di pellet viene definita agripellet e per produrlo, oltre alle potature o alla sansa, si possono utilizzare piante erbacee a ciclo poliennale quali: il miscanto, la canna comune e il cardo.

 

Materiale

Resa t/ha

Umidità

%

C % ss

H % ss

O % ss

N % ss

S % ss

CL% ss

Cen % ss

PCI kWh/kg

Miscanto

15-30

15-30

41,3

7,4

48,3

0,1

0,1

0,00

2,8

4,8

Canna 

20-35

45-60

41,2

7,2

46,9

0,8

0,19

0,00

3,7

4,9

Cardo

10-15

20-30

35,9

6,1

45,3

0,6

0,17

0,00

11,9

4,6

 

Queste piante possono essere utilizzate triturate per le caldaie o trasformate in agripellet.

 

Il miscanto è forse la coltura da biomassa più interessante per la produzione di agripellet: di questa pianta si puo’ utilizzare foglie, fusti e infiorescenze.

Il miscanto è adatto a tutti i terreni e richiede irrigazione solo nella fase iniziale.

La resa della biomassa miscanto è elevata (si arrivano a raccogliere 35 tons per ettaro di biomassa) ma di modesta qualità per la alta presenza di silice.

La raccolta inizia il terzo anno dalla realizzazione dell’impianto e si stabilizza per 8 – 10 anni.

Il contenuto delle ceneri nel miscanto è piuttosto basso (va da un 1,5% fino a 4% della sostanza secca) ma nelle ceneri si riscontra un contenuto di silice pari al 50% - 60% del loro peso: un valore molto alto che porta al fenomeno della clinkerizzazione (si determinano delle masse spugnose simili a lava che bloccano gli impianti di combustione conseguenza della fusione delle ceneri) se l’impianto non è dotato di sistemi atti a evitare la fusione delle ceneri a basse temperature.

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche la canna comune è semplice da coltivare: si accontenta di terreni marginali, ma ha bisogno di piu’ acqua rispetto al miscanto.

La resa della canna comune è elevata e costante nel tempo: già al secondo anno si possono avere, in presenza di irrigazione 30 – 35 tons per ettaro per arrivare a 50 – 55 tons per ettaro a regime

 La durata dell’impianto è stimata in 8 – 12 anni.

Anche per la canna comune il contenuto di ceneri è elevato (da un 5% fino ad un 8% della sostanza secca) e anche la percentuale di silice nelle ceneri è piuttosto alta (40 – 45% del peso complessivo delle ceneri).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Del cardo si puo’ utilizzare come biomassa energetica tutta la parte epigea ovvero foglie, fusti, capolini e semi. Si può coltivare su terreni poveri e con scarse risorse idriche. Le rese produttive per il cardo non sono eccezionali e variano da 12 tons a ettaro fino ad un massimo di 21 tons per ettaro.

Il contenuto di ceneri è molto elevato (da un 13% fino ad un massimo del 20%) mentre la presenza di silice è contenuta (12% fino ad un 18% del peso complessivo delle ceneri).

Si nota (vedi dati in tabella), che le biomasse energetiche derivate da erbacee poliennali sono tutte caratterizzate da un elevato tenore di ceneri e alta presenza di silice e, pertanto, per il loro utilizzo come combustibili, sia sotto forma di cippatino che come pellet, oltre all’utilizzo in impianti predisposti ad evitare la fusione delle ceneri, si ricorre, talvolta, a miscelare questi biocombustibili con cippato di legno.

Inoltre, per queste biomasse ligno cellulosiche la presenza in percentuali piuttosto elevate di elementi quali N, S e Cl, possono determinare formazione di depositi e corrosione negli impianti. 

 

 

 

 

 

 

Si tratta pertanto di biomasse con un interessante potenziale ma, allo stato, considerando che in Italia le stufe e le caldaie impiantate sono tutte di piccolo taglio e progettate per lo più per funzionare a pellet, anche la loro lavorazione in agripellet non trova un grande spazio commerciale, anche perché le stufe e le caldaie policombustibili possono utilizzare, con notevoli risparmi economici, cippato di legno, sansa o nocciolino di sansa.

 

 

Scritto da Gianclaudio Iannace

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Pubblicato da GIANCLAUDIO IANNACE