pellet certificato

Pellet e agripellet
Il pellet prodotto da biomasse energetiche alternative al legno, anche detto "agripellet", è un'idea suggestiva e intelligente di recupero energetico, intorno alla quale si sta discutendo da anni, ma che ancora non decolla completamente.
Sembra insomma che il mondo del pellet, almeno in Italia, viva di contraddizioni: abbiamo una superficie boschiva che aumenta ogni anno (doppia rispetto a quella dell'Austria, Paese  esportatore verso l'Italia di pellet),  ma importiamo buona parte del pellet che viene consumato in Italia, e abbiamo un'agricoltura e un'industria di trasformazione molto significativa, ma non riusciamo a produrre un'alternativa economica al pellet (l'agripellet). 
Siamo inoltre ricchi di risorse rinnovabili e di capacità tecnologica (oltre che di grande creatività) e poveri di risorse fossili e siamo un riferimento mondiale per la produzione di stufe e caldaie, ma non riusciamo a far decollare l'industria del pellet!
Sul tema della nostra dipendenza dalle importazioni di pellet, abbiamo già parlato negli articoli "Meglio il pellet italiano o quello che viene dall'estero? Qualità a confronto e prezzi" e "Pellet e ambiente, una questione di sostenibilità".
 
Cos'è l'agripellet e suo utilizzo
Qui vogliamo approfondire il tema dell'agripellet e partiamo subito con il fare alcune considerazioni e provare a definire un perimetro per il nostro intervento.

agripellet

Anzitutto il pellet può avere origini forestali, e viene definito "pellet di legno", o origini di natura agricola e, in questo caso, viene denominato "agripellet".
In riferimento all'utilizzo, non tutto il pellet è adatto ad ogni tipo di impianto:
  • riscaldamento domestico: stufe, termocamini e altri piccoli dispositivi necessitano di pellet di qualità;
  • uso industriale: impianti di grande taglia possono utilizzare pellet anche di qualità modesta;
  • usi civili: impianti di medie e grandi dimensioni possono utilizzare pellet di qualità media.
Il pellet, che ha cominciato ad essere veramente diffuso solo dagli anni '80, si sta rivelando non solo un ottimo prodotto green ma, soprattutto, il combustibile con la maggiore stabilità di prezzo rilevata in questi decenni e questo ha fortemente premiato chi ha investito in impianti che utilizzano questa biomassa.
 

nocciolino di sansa

Tutti i vantaggi dell'agripellet
Se prendiamo in considerazione l'agripellet, ci sono molti buoni motivi perchè gli scarti delle lavorazioni agricole, forestali e agroalimentari debbano essere trasformati in pellet:
  • logistica e trasporto: la lavorazione dei sottoprodotti agricoli, forestali e agroalimentari e la loro riduzione in pellet aumenta di almeno 5 volte la densità energetica del prodotto. Si ottiene così una migliore combustione e un vantaggio notevole nel costo di movimentazione e di stoccaggio;
  • prodotto stabile: l'agripellet, e comunque il pellet in generale, a differenza del materiale originario, ha un bassissimo contenuto di umidità e pertanto non fermenta e non perde, conseguentemente, potere calorifico;
  • trasformare il sottoprodotto in pellet, consente di ottenere una uniformità dello stesso e, conseguentemente, di stabilizzarne le caratteristiche chimiche e fisiche a tutela del consumatore;
  • migliore combustione: trasformando il sottoprodotto in pellet, l'efficienza energetica risulta nettamente superiore. Inoltre, si evita che le biomasse residuali da potature vengano bruciate in campo aperto con problemi ambientali e pericolo di incendi.
 
Come produrre agripellet
Ma quali possono essere queste biomasse agricole da utilizzare per produrre l'agripellet?
Ne elenchiamo alcune, ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo:
  • buccette di pomodoro;
  • buccette di uva;
  • crusca;
  • favino selezionato;
  • panello di mais;
  • granella di mais;
  • gusci di noce, gusci di nocciole e gusci di arachidi;
  • lolla di riso;
  • miscanto;
  • nocciolo di pesca, nocciolo di albicocca, noccioli di ciliegia;
  • noccioli di uva vinacciolo;
  • paglia;
  • paglia di frumento;
  • panello di girasole;
  • potature di olive e di piante da frutta;
  • scarti di vinacce;
  • sorgo;
  • stocchi di mais;
  • tricale;
  • pula;
  • vinacce;
  • potature di verde urbano.
Qual è la migliore biomassa per produrre l'agripellet?
Quella che si trova nello stesso posto dove il materiale andrà lavorato e utilizzato!

che cos'è l'agripellet

Il costo della logistica e del trasporto influisce moltissimo sul costo finale e pertanto bisogna considerare questa criticità nella produzione del pellet da scarti agroforestali.
 
Problemi legati alla produzione e alla lavorazione dell'agripellet
Sembra insomma ci siano tutte le condizioni perchè l'agripellet possa trovare ampissimo utilizzo; le cose però non stanno così e di agripellet da anni si parla tanto, ma le esperienze produttive e commerciali sono ancora limitate.
Le ragioni sono molteplici e proviamo ad analizzarle. Innanzitutto, il concorrente dell'agripellet non è il pellet, ma tutta una serie di prodotti che possono essere utilizzati in quelle caldaie medio-grandi che possono bruciare un combustibile con caratteristiche meno qualitative rispetto al pellet di legno certificato, ad esempio, ENplus A1 e ENplus A2.
Pertanto, dal punto di vista commerciale non può essere il pellet di legno il riferimento di prezzo (circa € 300 a tonnellata), ma il nocciolino di sansa (€ 200 a tonnellata) o i gusci di nocciole o gusci di mandorle.
Questo significa che chi vuole produrre agripellet dovrà stare molto attento ai costi. E parlando di costi, non è vero che gli scarti agricoli o forestali, ad esempio, sono a costo zero: produrre agripellet dai sarmenti della vite ha un costo di raccolta e di trinciatura, oltre che di trasporto, piuttosto rilevante.
Una seconda problematica è legata alla presenza di alcuni elementi chimici, tra i quali più "critici", sono silicio, cloro zolfo e azoto.
Questi elementi sono comunque presenti nel legno ma in talune biomasse residuali risultano in quantitativi che possono creare dei problemi agli impianti e all'ambiente.
La combustione, ad esempio, trasforma l'azoto in ossido di azoto che può favorire la formazione delle piogge acide.
La combustione trasforma il cloro in acido cloridrico, che, oltre a essere dannoso per la salute umana, insieme all'acido solforico, può portare a fenomeni corrosivi dell'impianto termico e della canna fumaria.
Uno dei limiti delle biomasse derivate da scarti agroalimentari è la presenza maggiore, rispetto al legno, di questi elementi.
 
Valori orientativi su sostanza secca
 
Biomassa Azoto % Cloro % Zolfo %
Legno vergine 0,1 – 0,5 0,01 – 0,03 0,01 – 0,05
Corteccia 0,3 – 1,2 0,01 – 0,05 0,02 – 0,2
Potature di olive 0,6 – 1,3 - 0,2 – 0,6
Miscanto 0,4 – 1,7 0,05 – 0,4 0,02 – 0,2
Paglia 0,3 – 0,5 0,1 – 0,7 0,05 – 0,12
Sansa di olive 0,7 – 2,0 0,1 – 0,6 0,1 – 0,2
Panello di girasole 3,0 – 4,5 0,1 – 0,5 0,5 – 1,0
Vinaccia 1,0 – 2,0 0,03 – 0,01 0,03 – 0,05
 
Conclusioni

biomasse energetiche

In presenza di valori particolarmente alti risulta impossibile, con l'agripellet, ottenere le performance "green" del pellet di legno e conseguentemente le certificazioni, ad esempio, ENplus o DINplus.
Inoltre, se già il costo del pellet di legno è condizionato da logistica e trasporto, l'agripellet, visto il minor valore del prodotto, lo è ancora di più e questo impedisce un'organizzazione commerciale e ne relega l'utilizzo ai pochi chilometri dal luogo di produzione.
Sembra pertanto abbastanza difficile prevedere un boom del consumo di agripelelt, che invece potrà essere una soluzione concreta ed economica se, ad esempio, prodotto e consumato all'interno delle stesse aziende agricole o comunque utilizzato in un raggio di distanze limitato.

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Scritto da Maddalena Sofia